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Aria di primavera. E dentro casa?

Aria di primavera. E dentro casa?

 

La qualità dell’aria interna è un tema poco conosciuto e purtroppo molto sottovalutato. La presenza di muffe e di Composti Organici Volatili (VOC) all’interno di un appartamento può infatti causare, in chi lo occupa, senso di stanchezza, allergie e irritazioni alle vie respiratorie. Conoscere come si origina il problema è fondamentale per trovare la sua soluzione o, meglio ancora, per prevenirne la formazione.

Come si formano muffa e batteri e dove si trovano

I batteri naturalmente presenti nell’aria possono tramutarsi in muffe quando riescono ad attecchire nel loro habitat naturale: le zone umide. L’umidità si può, a sua volta, formare o su una superficie troppo fredda, o perché non c’è sufficiente ricambio d’aria nell’ambiente.

I VOC, invece, sono sostanze presenti in arredi, prodotti per l’igiene e la profumazione della casa, materiali da costruzione (pitture, colle per pavimenti…) e inoltre sono generati da processi di combustione (incensi, legna da ardere, fumo di sigaretta…).

 

Cosa fare se c’è già la muffa

Le muffe, oltre che malsane, sono totalmente antiestetiche, ma fortunatamente sono facili da riconoscere: le zone affette da questo fenomeno si scuriscono e spesso emettono il classico odore acre di “ambiente chiuso”. Per porre rimedio, bisogna innanzitutto eliminare le spore trattando la superficie con un prodotto battericida (ad esempio weber muffALT! di Saint-Gobain Weber), poi lavarla bene ed applicare infine una pittura resistente ad alghe, muffe e funghi (ad esempio weber.deko active).

Questa azione non è però sufficiente a garantire che le muffe non si rigenerino anche in futuro: per fare ciò è necessario prevenire la loro formazione, in funzione della causa che le ha provocate.

Parola d’ordine: isolare e ventilare

Prima di correre ai ripari per una muffa già formata, è possibile verificare se alcune zone della propria casa sono potenzialmente “a rischio muffe”; in particolare converrà individuare:

  • le superfici fredde, e a volte anche umide, soprattutto se si tratta di muri perimetrali e pareti esposte a nord;
  • gli ambienti dove si forma solitamente l’umidità, o per la generazione di vapore (nei bagni, in cucina, nel locale lavanderia) o per effetto di un ricircolo d’aria insufficiente (in particolare in spigoli, nicchie, e pareti su cui sono addossati mobili).

Se la muffa si forma in corrispondenza di superfici fredde, la soluzione definitiva è isolarle termicamente; ciò può avvenire in tre modi diversi, ma sempre aggiungendo almeno uno strato di materiale termoisolante alla muratura esistente (o analogamente al tetto):

  • sulla facciata esterna (il cosiddetto sistema a cappotto);
  • sul lato interno (applicazione di una controparete in cartongesso con isolante termico in lana di vetro e barriera al vapore);
  • nell’intercapedine della muratura, se esistente (insufflaggio con fiocchi di lana di vetro).

Nel caso in cui, invece, il problema sia l’eccessiva umidità dell’aria, nulla è più efficace che aprire le finestre per almeno una mezzora al giorno: abbassando il tenore di umidità, si previene la formazione dell’habitat naturale in cui proliferano le muffe.

 

 

Garantire un corretto ricircolo dell’aria è un ottimo sistema anche per ridurre la presenza di VOC negli ambienti chiusi. Oltre a questo, è opportuno limitare il più possibile le cause che li generano; tuttavia, dal momento che non è possibile eliminarle completamente, si può ricorrere a materiali capaci di neutralizzare uno dei principali VOC: la formaldeide.

È il caso, ad esempio, delle pitture per interni weber.deko pure prodotte da Saint-Gobain Weber o della tecnologia Activ’Air® presente nelle lastre di cartongesso Habito AA® e Duragyp AA®  e  nel rasante Rasocote 5 plus AA® di Saint-Gobain Gyproc.

 

 

 

Pubblicato il 13 marzo 2018