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Come valorizzare l’immobile a partire dalla classe energetica

Il Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28, “Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE“, ha stabilito all’articolo 13 l’obbligo di indicare, a partire dal 1° gennaio 2012, la prestazione energetica contenuta nell’attestato di certificazione energetica. La certificazione energetica, denominata ACE, è quindi obbligatoria quando si vuole vendere o affittare un appartamento ed è obbligatorio indicarla nell’annuncio immobiliare.

La certificazione energetica di un appartamento è, in sostanza, un documento in cui sono riportati i consumi energetici e i possibili interventi per effettuare dei miglioramenti, volta quindi a migliorare il rendimento energetico degli edifici. Obiettivo ancora più grande, a livello europeo, è quello di ridurre del 20% il consumo di energia primaria entro il 2020.

La normativa in Italia

Il sistema legislativo che regola la certificazione energetica in Italia è complesso e ha subito numerose modifiche nel corso degli anni. La normativa in materia di certificazione energetica parte dal Decreto Legislativo 19 agosto 2015, n. 192 “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia”.

Da citare anche il Decreto Legislativo 29 dicembre 2006, n. 311, che ha introdotto “Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recente attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell’edilizia”.

Fino al più recente Decreto Ministeriale del 26 giugno 2015 relativo a “Adeguamento del Decreto del Ministero dello sviluppo economico, 26 giugno 2009 – Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”.

Ad ogni modo, in Italia in materia di certificazione energetica la competenza legislativa è delle Regioni. Quindi, quando si tratta di classificazione e certificazione energetica bisogna fare riferimento alle leggi regionali stabilite da ogni Regione. Ad esempio, l’Emilia Romagna si è adeguata alla normativa non applicando sanzioni, mentre il Piemonte le appliche ma in relazione ai mq.

Le classi energetiche

Per le classi energetiche vengono utilizzati alcuni indicatori standard, anche se possono subire delle variazioni in base alla posizione dell’immobile. Le classi vanno solitamente da A (o A+, A1, A2, ecc. a seconda dei casi) a G, dove ad A si assegna il valore più alto ossia il consumo più basso e a G il punteggio più basso e quindi il consumo più alto.

La scala delle classi è definita con l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile (il riferimento EPgl). La tabella di seguito riassume quanto detto:

Il valore dell’immobile

L’efficienza energetica determina il valore dell’immobile che viene messo in vendita o in affitto. Come detto, gli annunci devono riportare la classe energetica associata all’appartamento, classe che quindi andrà a incidere sul valore dell’immobile stesso.

Sulla base dei dati rilasciati da Immobiliare.it, si stima che un bilocale di circa 65mq, in zona quasi centrale, se di classe A costerà il 29,18% in più rispetto a uno di classe C a Firenze, il 21,6% in più a Roma e il 18,2% in più a Milano.

Infine, per un immobile delle stesse dimensioni, la variazione di prezzo tra una classe C e una classe G è del 14,7% a Torino, dell’11,8% a Milano e del 7,8% a Roma.

Pubblicato il 17 febbraio 2017

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